Roma Capitale, ma non troppo.
Costituzione della Repubblica Italiana , Titolo V, art. 114, comma 3: « Roma è la capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento. » Ma che succede quando lo Stato è impegnato nella riforma dell’ordinamento della sua Capitale in contemporanea con l’ormai irrinunciabile riduzione delle Province e la riforma delle leggi Regionali? Esattamente i cittadini romani non lo sanno ancora.
Ne hanno avuto una percezione in alcuni trionfanti manifesti appesi come al solito “alla peggio” (che promettevano anche 600milioni di euro nei bilanci comunali mai arrivati n.d.r.) e nelle divise dei vecchi “pizzardoni” che potevano fare sfoggio sulle loro giubbe blu e sulle loro punto bianche della nuova dicitura Roma Capitale… correva l’anno 2009. Da quel dì niente più notizie che potessero spiegare quale fosse la differenza tra il vecchio cittadino di Roma ed il nuovo cittadino di Roma Capitale.
Ma vediamo di capirci qualcosa continuando a leggere la giurisprudenza: « Roma capitale è un ente territoriale, i cui attuali confini sono quelli del comune di Roma, e dispone di speciale autonomia, statutaria, amministrativa e finanziaria, nei limiti stabiliti dalla Costituzione. L’ordinamento di Roma Capitale è diretto a garantire il miglior assetto delle funzioni che Roma è chiamata a svolgere quale sede degli organi costituzionali nonché delle rappresentanze diplomatiche degli Stati esteri, ivi presenti presso la Repubblica italiana, presso lo Stato della Città del Vaticano e presso le istituzioni internazionali. » (legge 42/2009, art.24 c.2). Con la legge sul federalismo fiscale, approvata nel 2009, che peraltro avvia definitivamente l’istituzione dell’ente, Roma potrà beneficiare di una maggiore gestione amministrativa e competenze sul territorio. Il 26 luglio 2010 la Provincia di Roma ha approvato il decreto che sancisce la creazione del nuovo ente, che ha preso il posto del comune ed avrà un proprio statuto. Successivamente il Consiglio dei Ministri, approva il il 17 settembre 2010 un decreto legislativo che, in attesa dell’attuazione della disciplina delle città metropolitane, detta norme transitorie per Roma capitale
Entro il mese di aprile 2011, ovvero sei mesi dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo approvato dal consiglio dei ministri il 17 settembre 2010, l’assemblea capitolina avrebbe dovuto approvare lo statuto di Roma Capitale, che entrerà in vigore il giorno successivo alla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Ma ovviamente, siamo in Italia. Rispettare una scadenza che riguarda l’amministrazione di oltre 1.285,31 km² e di quasi 3 milioni di abitanti nel Bel Paese non è mai cosa semplice. In particolare modo se le domande che attanagliano il Sindaco, la Giunta e la Maggioranza (ed anche una parte dell’opposizione) dell’attuale Assemblea capitolina sono “Alemanno si ricandida? Se ne va in parlamento? Ora cosa facciamo, chi candidiamo Sindaco? Ma la Regione doveva attribuirci delle nuove competenze ed ora come si fa’ che la Polverini si è dimessa? Ma si è dimessa? In Regione quando si vota? Magari se votiamo prima in Regione riusciamo nei due o tre mesi di distanza dalle elezioni comunali a fare la delibera ed ottenere le competenze dal nuovo Governatore!
Alcune dati sono però ormai certi: Le nuove competenze che lo Stato ha assegnato (sulla carta) a Roma Capitale riguardano la valorizzazione dei beni storici, artistici, ambientali e fluviali; lo sviluppo economico e sociale di Roma capitale, con particolare riferimento al settore produttivo e turistico; lo sviluppo urbano e pianificazione territoriale; l’edilizia pubblica e privata; l’ organizzazione e funzionamento dei servizi urbani e di collegamento con i comuni limitrofi, con particolare riferimento al trasporto pubblico e alla mobilità; la protezione civile,(chiamo Eseccito). Tutto questo in collaborazione con la Presidenza del Consiglio dei Ministri e la Regione Lazio; ulteriori funzioni possono essere delegate dallo Stato italiano e dalla Regione Lazio, ai sensi dell’art. 118, secondo comma, della Costituzione italiana. Ed ora i numeri: i Consiglieri Comunali diverranno Consiglieri dell’Assemblea Capitolina e non saranno più 60 ma 48. Gli assessori rimarranno 12. I Municipi da 19 diventeranno 15. Con un Risparmio netto per pro capite di poco più di 10 euro l’anno. Quali municipi verranno accorpati non ci è dato ancora sapere. Di nuove competenze per i mini-parlamentini neanche a parlarne.
L’accorpamento dei Municipi, ha scatenato in alcuni casi “conflitti” tra quartieri che non si vedevano nella Città dall’epoca dei “più” della fine dell’800, anticipando l’attuale situazione che vede coinvolti i Pisani e i Livornesi in occasione dell’accorpamento delle loro rispettive province. Insomma, sembra vacillare dopo più di 2000 anni la vecchia locuzione di liceale memoria “Civis Romanus sum”.
Sorge spontanea una domanda: In un periodo di riforma dell’architettura delle Istituzioni, dove si riducono le Province, si bacchettano le Regioni e si vuole cambiare la legge elettorale (si vuole cambiare? Mah!) non sarebbe stato meglio in questi 3 anni intraprendere un percorso di istituzione della nuova “Area Metropolitana di Roma” ovvero il territorio che comprende Roma e i comuni limitrofi che hanno con esso stretti rapporti di integrazione di tipo economico, culturale, sociale, territoriale istituita nel lontano 1995?
Secondo tale ipotesi Roma, avrebbe avuto due strade di fronte a se o essere formata da 135 comuni metropolitani (gli attuali 15 municipi di Roma che avrebbero assunto il ruolo di Comune e non più di “frazione di Comune) più i 120 comuni della provincia) o da 57 (15 municipi più 42 comuni, quelli di prima fascia). Con competenze degne di una Regione a Statuto Speciale, dai porti ed aeroporti fino agli ammortizzatori sociali. E allora sì che avremmo reso giustizia all’aggettivo Capitale.
Francesco Di Giovanni

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